domenica 21 dicembre 2014

Expat

Qual è l'hobby più popolare al mondo? L'occupazione che dalla notte dei tempi vede impegnate persone di ogni età, sesso, ceto sociale e cultura?

Collezionare francobolli? Lavorare all'uncinetto? Scolpire il legno?
No, siamo fuori strada. Non c'è nulla di più diffuso e popolare del giudicare il prossimo. Non si salva nessuno, forse, e probabilmente nessun'altra occupazione dà tante soddisfazioni e gratificazioni, visto che c'è chi non si dedica ad altro. 

Questo post prende in parte spunto da un articolo di uno dei blog a cui sono molto affezionato.
Ci metto sempre molto a scrivere qualcosa, e mi dispiace, ma se non arriva il fine settimana, il tempo di dedicarmici mi manca davvero.
Mimma risponde a una delle tante persone che non hanno di meglio da fare che sparare giudizi ad capocchiam sugli altri. 

Il succo del discorso sarebbe questo: 
sono in molti gli italiani che si sono trasferiti all'estero, insieme alle loro famiglie, per tanti motivi, spesso per lavoro. Spesso solo il marito/padre lavora fuori casa, mentre la moglie/mamma no. Perché la famiglia si è regolata in questo modo, punto. Sono scelte che si fanno spesso in due, a volte obbligate. 

Non manca mai, però, chi, con tanta invidia, classifica queste donne come "mantenute", nullafacenti, al seguito di mariti con contratti d'oro. Ho visto sui vari blog, in cui le mamme/mogli h 24 raccontano la loro esperienza, anche delle brutte offese.
Insomma, stiamo passando da una discriminazione all'altra riguardo alle mogli. All'epoca di Don Camillo la moglie che andava a lavorare era una poco di buono, la donna doveva essere tutta casa e chiesa. Oggi invece, se in una famiglia lavora, perdòn, guadagna solo lui, la donna è una mantenuta. 

A me sono girate un po' le palle. Lo posso dire? Sì, su questo blog sono ammesse con moderazione un po' di parolacce.
Vivo in Italia, all'estero ci ho passato, per ora, solo un annetto, e quindi, in teoria, di cosa significa vivere fuori dai confini nazionali dovrei sapere ben poco. 
Il termine expat, poi, dovrebbe essere, secondo qualcuno, riservato a una ristretta minoranza. Quindi, il fatto che, anche vivendo a poche centinaia di Km dal posto dove sono nato, non ci torno da tanti anni, che i parenti li sento solo per telefono, che non assaggio pane di Matera da prima che nascesse mia figlia, che non so nemmeno più come è diventata oggi la mia terra, non conta una cippa. Anche se con chi vive all'estero qualcosa in comune ce l'ho.

Quello che invece ho la pretesa di conoscere molto bene sono le difficoltà e i sacrifici di una moglie expat, anche se molto spesso una donna, quando c'è da stringere i denti e andare avanti, lo fa senza fiatare.
Mi viene da dire a chi giudica troppo facilmente:
mettiamo che, per 30 anni, hai vissuto nello stesso posto, nella stessa casa. Senza allontanarti mai dalla tua città per più di un paio di giorni.
Nella tua città lavori, fai la segretaria. E la segretaria, nel tuo paese di origine, dattilografa sulla macchina meccanica, stenografa, si occupa di documenti e burocrazia, che sono notoriamente diversi da paese a paese.

Poi, un giorno, arriva un rompicoglioni che ti stravolge la vita. E decidi di sposarlo. All'inizio è lui a venire a vivere dove sei tu, ma poi, a malincuore, diventa necessario spostarsi perché il lavoro e il contante scarseggiano. E si va nel suo paese.
Ma lì tu non potresti lavorare, almeno non ancora. Non hai il permesso per farlo. E la necessità c'è lo stesso. Una soluzione si trova. In nero, perché diversamente non si può fare. Restauro, che bello. Che interessante. Anche se la parte di lavoro che fai consiste nel pulire polvere di duecento anni e merda di topo. 
Ma ti impegni, impari anche le parti migliori del lavoro e diventi brava. Finché dura.
Poi finisce anche quello. Bisogna inventarsi qualcos'altro. Ma cosa ti inventi in una piccola cittadina del Sud Italia?

Intanto arriva la cittadinanza. Ora potresti ufficialmente lavorare. Ma il lavoro di segretaria, anche a trovarlo, è completamente diverso, e il tuo titolo di studio forse non è nemmeno riconosciuto.
Non c'è molto da fare, si parte. Prima parte tuo marito, trova un lavoro dall'altra parte dell'Italia. E tu da sola resti a impacchettare la casa, almeno quel che riesci a portare in treno.

Si ricomincia da un'altra parte. Ma anche lì, cosa ti inventi? 
All'ipermercato cercano personale. Ci provi. Mandi una richiesta. Nessuna risposta. Forse vorrebbero come requisiti minimi il diploma (italiano) la patente e una macchina a disposizione, perché è troppo fuori mano e non avere l'auto è come non avere le gambe. Purtroppo queste due cose non ci sono, e non è facile arrivarci ad averle tutte da un momento all'altro.
E poi un giorno: "ho trovato lavoro, vado a fare le pulizie in una casa". Mica schifata, lo dici con entusiasmo. Faticoso come sappiamo tutti, sempre in nero perché i contributi non te li pagano, ma va bene così. Ti viene offerto anche di coltivare un pezzetto di terra in cambio delle verdure dell'orto. Una bella occasione per imparare qualcosa di nuovo, oltre che per avere cibo di ottima qualità. Non ti tiri indietro.

E intanto decidi di metterti anche a studiare. E scopri che c'è un corso di italiano per stranieri. Ti fanno un piccolo test. L'italiano l'hai imparato abbastanza in tre anni, ti fanno una proposta migliore. Perché non ti iscrivi alla scuola media? Un corso serale, in un anno prendi la licenza media. Accetti. E studi.
E poi, a metà anno scolastico, la figlia tanto desiderata annuncia la sua presenza e il suo arrivo entro nove mesi.
La gravidanza della donna expat non è come quella della donna che vive nel suo paese. La solitudine pesa tanto. L'aiuto manca. Il marito, per tutto il giorno non c'è, arriva solo la sera, bisogna arrangiarsi da sole per tutto. E come sarebbe più facile tutto se ci fosse almeno una persona cara vicino ad aiutarti ogni tanto. Ma no, non c'è.
Un mese allucinante, passato a vomitare ogni giorno. Solo un mese, capita in ogni gravidanza, ci può stare, ma è tutto più difficile così. Il lavoro lo lasci, è troppo rischioso proseguire quel lavoro in gravidanza. E siccome era in nero non ti tocca un centesimo.
La scuola no, appena stai meglio decidi di continuare. Arrivi agli esami con un pancione di sette mesi. E prendi pure un bel voto.

La casa è piccola per accogliere anche la nuova nata. Bisogna traslocare. Per fortuna sullo stesso piano, senza andare lontano. Ancora tanto lavoro faticoso, con la pancia che cresce.
Nella nuova casa si riesce anche a mettere quel che mancava da portare da Matera. Così il marito parte e fa questo lavoretto, lasciandoti ancora sola, all'ultimo mese. 
Ormai la figlia potrebbe nascere da un momento all'altro e sei sola. Se succede qualcosa non hai nessuno a cui chiedere aiuto. Ti accarezzi la pancia e le chiedi di aspettare. "Aspetta, ora arriva papà e ci porta in ospedale". E la figlia aspetta.

Il marito si imbarca in un'impresa un po' folle. Comincia l'università. E' una scelta condivisa. E' una scelta giusta, che porterà alla salvezza economica della famiglia, perché poco dopo si perderà anche il lavoro precedente. 
Ma avere un marito che lavora e studia significa non avere mai una mano in casa. Doversela cavare da sola con la figlia che cresce quando lui va a cercare un nuovo lavoro. E resta lontano tutta la settimana. Magari il merito se lo prende tutto lui, ma se non fosse per te che ti occupi della bambina, col cazzo che lui potrebbe andarsene via per giorni per poter dare gli esami, studiare ogni sera, ecc.
Altri traslochi. Pacchi, scatoloni, fatica. Con la figlia che intanto cresce e richiede sempre più attenzioni. 

Anche quando si conquista un po' di stabilità, la figlia comincia ad andare all'asilo e si respira un po', fare la mamma a tempo pieno non è mai facile. In Italia non avere la patente (e quindi la macchina) è come non avere le gambe. E' faticoso da morire dover andare ovunque a piedi. Decidi di provarci a prendere la patente e ce la farai di sicuro.
Cercare lavoro è sempre un'impresa, non solo perché non si trova, ma perché un aiuto con la figlia non c'è mai. Non ci sono nonni, zii, altre persone che ti possano dare una mano. 
Vacanze, malattie, scioperi, la scuola non può garantire una copertura sufficiente a permettere a una mamma di trovare lavoro. E una baby sitter costerebbe più di quanto si può guadagnare, non ne vale decisamente la pena.

La lontananza dalla famiglia ha il suo peso. Otto anni ormai, senza tornare da tua madre. I costi sono diventati proibitivi, il Messico un posto sempre meno sicuro, le ferie non sono mai sufficienti a coprire un periodo abbastanza lungo da permettere questo viaggio. 

Non so, forse non ho detto nulla di particolare, o forse sì. Forse saranno in tante le donne che di sacrifici come questi ne hanno fatti. 
E' che quando qualcuno si mette a giudicare e classifica le mogli altrui come mantenute mi girano le palle. 

11 commenti :

  1. Luciano, un applauso a te e un grande abbraccio alla tua moglie!!!

    Tempo fa girava su fb un articolo il cui succo era piu' o meno questo, e anche mio marito mi ha detto "grazie".... mi aveva fatto bene perche' pochi giorni prima anche a me (sul mio blog) mi avevano detto che sono una mantenuta... non so, io la mantenuta me l'immagino tutto il giorno a poltrire e con uno stuolo di personale ai piedi :-)
    Come se solo il tornaconto economico fosse quello che importasse.... il brutto e' che spesso sono le donne stesse a dare della "mantenuta" alle altre donne :-(

    Io riconosco ovviamente la mia "fortuna", ma il discorso che fai tu si applica anche qui (se io vado a lavorare, devo pagare qualcun altro che fa quello che faccio io).... staremo a vedere, sicuramente voglio darmi un obiettivo a lungo termine.

    Un grande abbraccio a tua moglie, deve essere veramente dura stare lontano dalla "patria" per cosi' tanto tempo...

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    1. "riconosco la mia fortuna" è bellissimo. Spesso il ritenersi fortunati è solo questione di ottimismo.
      Riguardo all'insoddisfazione che porta alcune donne a giudicare il prossimo, i commenti si sprecano...
      Grazie. Un abbraccio a te.

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  2. Bellissimo post Luciano, così pieno di sentimenti, emozioni e soprattutto vita vera.
    Non avere la possibilità di lavorare perché non hai il visto per farlo ma nemmeno il tempo o i mezzi per pagare una babysitter più un driver che ti tengono i tuoi figli non significa essere delle mantenute con accezione negativa. Decidere di voler fare la mamma per stare accanto a loro non significa essere né meglio ne peggio delle altre madri ma semplicemente madri.
    Giudicare e così triste è brutto!
    In bocca al lupo per tutto!!!

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    1. Poi quando si vuole classificare per forza una persona, diventa una mantenuta anche una persona che non ha un lavoro fisso, ma coglie le occasioni che può.
      Tu che sei una brava cuoca, avresti la ricetta della "frittata di affari propri" da pubblicare e suggerire come piatto da preparare a certe persone?

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  3. Mi hai commosso. Hai descritto così bene le emozioni di tua moglie. Mi state così simpatici voi tre. Ti ringrazio per aver riportato il punto di vista dell'uomo. La famiglia è una bella cosa e insieme si cerca la strada giusta per tutti . Ti abbraccio forte ! Mimma

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    1. Ti ho commossa? Che bello! Un abbraccio forte a te e ai tuoi cari. Sono contento di sapere che questo Natale potrai passarlo con loro.

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  4. Il racconto di un Uomo che ho sempre ammirato e che ha confermato con le azioni il suo grande coraggio. Bellissime queste tue parole, un abbraccio!!!

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    1. Troppo buono Angelo. Qui l'ammirazione è tutta per la Donna. Un abbraccio a voi.

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  5. Bravissimo! Uomo o donna che sia chi segue l'altro nelle sue scelte ha già mille meriti in se!
    Io sono felice di avere seguito il mio compagno e non mi sono mai lamentata, anzi ogni mattina mi alzo dicendo che scegliere di fare la moglie expat è stata una scelta intelligente, mi arrampico sugli specchi da oltre 17 anni e lo faccio con entusiasmo. Ho messo in tasca la mia laurea e mi sono inventata altro, ho fatto mille cose che mi hanno arricchita come persona, sono diventata migliore, ho fatto la mamma e questa è la cosa più grandiosa che mi sono permessa di fare, ho la fortuna di essermi dedicata alla mie ragazze e di averle tenute per mano in giro per il mondo. Ho tenuto per mano mio marito nel suo itinerare e se ha fatto le cose che ha fatto lo deve anche a me è sa riconoscerlo e questo è il regalo più bello e il miglior riconoscimento. Di chi nel tempo a criticato, ho imparato a fregarmene allegramente, chi ha detto che avevo sprecato i. Ieri anni di studi per mettere al mondo tre figli uno dietro l'altro, mi ha fatto sorridere e anche un po' pena.... Chi mi dice che ho la vita facile e lo si vede guardandoi le mani curate, che a quanto pare dimostrano che non faccio un cavolo tutto il giorno

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  6. Si è bloccato a metà... Dicevo a chi mi dice che non faccio nulla ho imparato a non rispondere.... Tutto sommato me ne frega ben poco del giudizio degli altri.... Chi non vive la nostra vita non sa, non capisce i sacrifici e le difficoltà, non ne coglie le sfumature, solo quello che appare così alla prima occhiata!

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    1. Benvenuta Giulietta. E grazie!
      Grazie per questa bella lezione. Mi inchino davanti alla tua esperienza di expat che ha ricominciato da capo tante volte.
      In qualche occasione leggerti mi ha dato coraggio.
      E oggi mi regali l'insegnamento di non dare troppo ascolto a chi non sa fare altro che criticare. Anche se non è facile è una lezione importante. Non voglio perdermi i tuoi prossimi post, ti aggiungo qui per seguirti.

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