giovedì 31 dicembre 2015

Buon anno

Ciao e buon 2016 a tutti!
Sto leggendo in questi giorni un po' di commenti vari sul 2015, che la gran parte della gente classifica, senza mezzi termini come "anno di merda".
Io non sono solito fare questi bilanci, non in questo periodo almeno. Sono di settembre e ho sempre in mente l'anno scolastico come ciclo naturale. Per me l'anno inizia a settembre e finisce ad agosto.
Però mi avete fatto venire voglia di provarci.
Il 2015 a me di cose buone ne ha portate un sacco. O sono io che stavolta voglio vederle così, nonostante il mio proverbiale pessimismo?
Allora, vediamo un po'. Non è cominciato benissimo, ma sorvoliamo su questo...
Per tutta la prima metà dell'anno è stato un tour de force di studio, levatacce, ansia, corse per riuscire a fare tutti gli esami in tempo, con il rischio di perdere tutto il lavoro fatto.

Aprile mi porta come ogni anno la gioia dell'anniversario di matrimonio. Undici anni. La vittoria più grande della mia vita. Una bellezza così grande che non riesco ancora ad abituarmi, a smettere di apprezzare. Soprattutto ora che le bellezze sono due.

Poi, a giugno, ultimo esame. E cambia il mondo.

Una bella estate, tutto sommato. Forse niente di particolare, ma vivere a 20 Km dal mare mi ha permesso di andarci ogni domenica.

Le vacanze me le hanno date a settembre, ma il tempo ha tenuto.

A settembre comincia il crescendo di soddisfazioni.
La tremendazza comincia la scuola elementare. E va tutto bene, ma così bene da non poterci credere. I suoi 3 anni di asilo sono stati ottimi e la cosa continua. Delle maestre che danno il meglio, i compagni che in gran parte sono gli stessi e con cui si trova bene da anni. Per niente scontato e una gioia quotidiana.

Più avanti una notizia triste e annunciata. Un'azienda in cui ho fatto il tirocinio tempo fa e in cui ho trovato delle persone splendide chiude i battenti. Si sapeva da tempo e prima o poi doveva succedere. E' successo. E giustamente le persone con cui sono in contatto hanno ben ragione di scriver male di questo 2015.
A me dispiacque molto, anni fa, quando non mi assunsero. Non era in programma. Ma oggi vedo che ho evitato di fare la stessa fine. Do un gran valore al fatto di aver schivato questa sfiga.

Ottobre mi porta l'immensa gioia della laurea, di un voto incredibilmente superiore alle mie aspettative, del poterlo condividere con delle persone speciali che non vedevo da tanto.

Poi, qualche giorno fa, la "nuova" auto. Una soddisfazione, un piacere di quelli che ogni tanto ci vogliono.

E quante cose ci stiamo godendo in questi giorni.
Ieri sono tornato sui pattini dopo 30 anni. Ci avevo portato la tremendazza e l'ultima volta che l'avevo accompagnata me ne era venuta voglia. E poi lei me l'ha chiesto. Nei primi minuti ho ritrovato l'equilibrio, poi sono andato un pochino più sciolto. Non me l'aspettavo, un'ora intera senza neanche una culata per terra.

Sto cercando di costruirmi un 2016 migliore. Ho progetti grossi, lo sapete, e sto cercando la strada. Ci sto provando.

Un incoraggiamento a chi ha spalato letame quest'anno. Rimbocchiamoci le maniche e il prossimo sarà migliore.

martedì 29 dicembre 2015

Come nasce un violino - ultimo capitolo

Ci siamo quasi, o almeno così sembra
il nostro violino in bianco è pronto. Ci mancano solo due fasi: la verniciatura e la montatura.
La gran parte del lavoro è fatta, ma perché il nostro strumento possa cominciare a vivere manca ancora tanto tempo.
C'è voluto più o meno un mese per costruire il violino in bianco, ora ce ne vorrà un altro per verniciarlo.
Prima di tutto: con cosa verniciamo uno strumento ad arco? Non aspettiamoci che il ferramenta o il colorificio sotto casa possano fornirci quello che ci serve.
No, la vernice non si vende. Ogni liutaio deve produrla da sé. E ogni liutaio ha le sue ricette. C'è chi non inventa nulla di nuovo ed utilizza quello che ha imparato dai maestri, c'è chi invece dedica il tempo a sperimentare e poi custodisce gelosamente le ricette che ha provato.
Non si tratta di vernici sintetiche, come quelle usate dai carrozzieri. Di solito si sciolgono delle resine in alcool, o in olio, come si faceva secoli fa.
La vernice non dà potenza sonora al violino, gliela toglie. Ma è necessaria per proteggere il legno. Si cerca di appesantirlo il meno possibile, con una ricetta che lasci il legno libero di vibrare e ne esalti allo stesso tempo l'estetica.
Prima di tutto dobbiamo staccare la tastiera dal manico. L'abbiamo incollata inizialmente perché era necessaria per poter sagomare il manico e per poterlo poi posizionare correttamente, ora va tolta per permetterci di raggiungere col pennello la parte superiore della tavola.
La tastiera non verrà verniciata. Sarebbe inutile, visto che lo sfregamento delle corde toglierebbe subito tutta la vernice. Anche il manico vedrà solo qualche mano di trasparente, si evita di usare la vernice colorata in questa zona, dove il sudore della mano la porterebbe via.

http://www.claudiorampini.com/
Non procederemo subito con la vernice colorata. Macchieremmo tutto. In diversi punti, infatti, il legno si presenta con la venatura "di testa", ed è pronto ad assorbire molta vernice, troppa. In altri, invece, si presenta con la venatura "di fianco". Il risultato sarebbe quello di avere una verniciatura non uniforme.
Dovremo quindi procedere per gradi. Applicheremo innanzitutto un isolante, che possa turare i pori del legno, perché la vernice non venga poi assorbita, quindi qualche mano di vernice trasparente.

http://www.infoviolin.com/
poi passeremo ad applicare la vernice colorata.

https://sites.google.com/site/liuteriacorazzol/strumenti
Infine ancora qualche mano di vernice trasparente, in modo che quella colorata resti protetta e il sudore non la porti via. Queste ultime mani si danno anche sul manico.

http://img.class.posot.it/
In tutto abbiamo dato circa 20-30 mani. In media una mano al giorno. Le prime asciugano in pochi minuti, le ultime richiedono anche un paio di giorni. Il nostro strumento, pronto in bianco, è rimasto in bottega, appeso ad asciugare, per un altro mese.
Ed ora possiamo incollare di nuovo la tastiera e poi passare alla montatura. 
La montatura è l'insieme delle parti mobili, che non vengono incollate allo strumento. Cominciamo dai piroli. Sono le piccole chiavi che useremo per accordare. Sono di forma conica, così come i buchi che ci sono nella testa, i piroli e i loro fori devono adattarsi perfettamente, così che quando accorderemo potremo girare il pirolo ed incastrarlo nella posizione desiderata, senza che la tensione della corda lo faccia muovere.
Per fare questo useremo due attrezzi: l'alesatore (il maschio), che darà al foro la forma conica e il temperapiroli (la femmina) che darà la stessa forma al pirolo. Questi due attrezzi vengono di solito acquistati insieme, devono avere la stessa conicità e il temperapiroli deve essere regolato con l'alesatore.
http://www.infoviolin.com/
http://www.infoviolin.com/
I piroli vengono poi segati alla lunghezza giusta e forati per accogliere la corda.
Ancora un lavoro di precisione: l'anima. Non esiste un solo passo che sia facile in tutta la costruzione, ma ci sono delle fasi che fanno davvero ammattire.

http://www.infoviolin.com
L'anima è quel bastoncino di abete che si vede in questa foto all'interno della cassa. Serve, insieme alla catena, a sostenere il peso delle corde.
Le corde esercitano su una tavola di violino, che ha uno spessore di circa 3 mm, una pressione di circa 10 Kg. Per aiutare la tavola in questo difficile lavoro ci sono una trave e un pilastro, appunto la catena e l'anima.
L'anima deve essere incastrata perfettamente all'interno della cassa, in una posizione precisa. Questo significa che deve avere l'esatta forma della tavola e del fondo in quel punto e che deve essere posizionata correttamente. Se si sbaglia, la pressione delle corde potrà causare una crepa sulla tavola.
Si utilizza un ferro curvo per posizionare l'anima nella cassa. Si prova, si tira fuori, si lima finché l'anima non sarà perfettamente incastrata.

http://www.infoviolin.com/
Pratichiamo ora un foro nello zocchetto inferiore. Servirà per il bottone (o il puntale nel violoncello e nel contrabbasso).

http://pad2.whstatic.com/
Al bottone verrà agganciata la cordiera. Solitamente questa parte viene utilizzata così come prodotta in fabbrica.
I piroli, il bottone e la cordiera sono dello stesso legno, ebano, palissandro, bosso o comunque un legno molto duro, che resiste al contatto e allo sfregamento col metallo delle corde.

http://www.tarchiviolins.it/
Bene, ora possiamo sagomare e posizionare il ponticello. I piedini dovranno aderire perfettamente alla tavola per trasmettere al meglio il suono.
http://www.geigenbauonline.com/
Mentre la curvatura superiore dovrà essere adattata in modo da garantire la distanza corretta delle corde dalla tastiera.
Si sagoma poi il ponticello al suo interno.

http://i00.i.aliimg.com/
A questo punto potremo finalmente montare le corde ed accordare il nostro strumento. Mettiamo anche la mentoniera. 
Il nostro violino ha preso vita, è pronto a regalarci infinite emozioni.
Finora ho approfittato di molte immagini pubblicate sul web, ma posso concludere con la foto di un mio strumento.


Spero che questa piccola visita guidata, senza tante pretese, vi sia piaciuta. Grazie a chi ha voluto seguirla.

sabato 26 dicembre 2015

Mission impossible

"Per questa volta è andata, poi, però, non portarla più, non riusciamo più a farla passare."
Queste le parole del caro ragazzo che ha avuto in cura la mia vecchia utilitaria. Pronunciate circa un anno e mezzo fa, quando l'ha accompagnata alla sua ultima revisione.



E... nulla da fare. Lo sapevo, entro la prossima estate avrei dovuto trovare un'altra macchina.
Da allora avevo già rinunciato a prendermi cura della poverina che di lì a poco mi avrebbe lasciato. Le ho garantito il minimo per sopravvivere. Quando le gomme anteriori, una alla volta, hanno detto basta, le ho cambiate mettendocene delle altre di recupero. E il finestrino, caduto nello sportello e ritirato su a fatica, stava in piedi con due mollette. Pagare un'autostrada era diventato complicato.
Il colpo di grazia, poi. Un tamponamento ricevuto mentre ero fermo al semaforo. Fanale dietro distrutto e paraurti rotto.
Vabbè, abbiamo capito, dovrò accompagnarti al tuo ultimo viaggio e sostituirti.

Ma con cosa?
La scelta, da anni, ricadeva sulla più piccola delle utilitarie. Più piccola anche della twingo che stavo per lasciare. La Matiz.
800 cc di cilindrata, meno della 127. I costi di gestione più bassi dell'universo per un'auto che svolgerà degnamente il suo lavoro.
Per me che vado a lavorare con i mezzi pubblici, l'auto serve poco. Ma non posso farne completamente a meno. La spesa il fine settimana, qualche gita al mare, le vacanze, occasionalmente anche per andare a lavorare quando, come è successo, mi tocca andare per un po' in un posto non servito dagli autobus.
L'uso dell'auto è così limitato che anche l'assicurazione la pago in base ai km percorsi, così che la macchina monta un gps per misurare le percorrenze.

Tenendo conto che siamo solo in tre, e non proprio dei giganti, un'utilitaria piccola non ci scontenterà. Si accettano anche alternative, purché dello stesso livello, che siano facili da mantenere.
Ovviamente, visto l'uso che si farà di questa nuova auto, e il poco contante disponibile, non è possibile né necessario pensare a una macchina nuova.
Non volevo però nemmeno una macchina troppo vecchia. Sia perché i costi di manutenzione poi lievitano, sia perché volevo qualche accessorio più moderno, che so, per esempio il servosterzo, mai avuto finora, o gli airbag. Magari una 5 porte, così la tremendazza possa uscire senza abbattere i sedili... Insomma, la Matiz era ciò che faceva al caso nostro.

Cominciamo a consultare le offerte in zona... ma non saranno un po' esagerati questi prezzi? In effetti facendo un piccolo viaggio si riesce a spendere un terzo in meno.
E così, stando dietro per un po' alle offerte, troviamo a Roma questo gioiellino.




Nota bene: XL in fondo alla targa rappresenta la taglia dell'auto.
Bella, convince. Piccolo problema. Si trova a Roma. 360 km di distanza.

Parte qui la mission impossible.
Primo obiettivo: visto che è necessario fare un viaggio per trovare l'occasione giusta, bisogna andare a vederne più di una. Questa convince, è la prima da vedere, ma se ci fosse qualcosa che non va e decidessi di non prenderla, tanto vale fare un giro completo e cercare di concludere un affare. Mi attacco al telefono con Roma e dintorni, facendo il giro di tutti gli annunci e sganasciandomi dalle risate per il forte accento di chi mi risponde dall'altra parte.

- 'a distribbuzzione stà 'bbene, a frizzione se fa quanno slitta...
- c'ha solo quarche graffio de parcheggio...
- in tarda mattinata che fino alle 11 'sto mbegnato. Che qui lavoremo preshto, sa?

Il gioiellino ce l'ha un rivenditore. E sabato a ora di chiusura ce l'ha ancora. Se arrivo lunedì mattina appena apre faccio in modo da trovarla. Per telefono mi sono sembrate persone serie, è difficile capirlo, ma speriamo bene.
E poi durante il fine settimana ci penso. Questi sono rivenditori, scrivono "acquistiamo ogni tipo di veicolo", ma non è che invece di dovermi occupare io di rottamare la twingo, riesco pure a dargliela, almeno perché possano prenderne i pezzi buoni? Magari spuntando pure uno sconticino, oltre a evitare il problema e la spesa della demolizione?
Inizialmente non speravo di poter andare a Roma con un'auto e tornare con un'altra, facendo subito tutti i documenti, e se invece ci riuscissi?

Secondo passo della mission impossible. Riuscire a partire con un'auto e tornare con un'altra.
Prenoto un posto per dormire, in modo da avere due giorni di tempo, lunedì e martedì. Mercoledì non posso, ho un impegno di lavoro.

Partenza alle 4.20 di mattina. Sono un guidatore della domenica, lento, mi fermo mille volte per fare poca strada, mi prendo i miei tempi. Arrivo a destinazione per l'orario di apertura.
Il gioiellino si rivela tale. Ha giusto l'età della tremendazza, pochi giorni di differenza. Revisionata ed efficiente.
Certo, spartana. Per alcuni aspetti mi è sembrato di tornare alla 127 e alla A112. Specchietti laterali manuali, rumorosa, niente pulsantino sulla chiave per aprire. Il bagagliaio, poi, è davvero minuscolo.
Ma sì, chi se ne frega, sono piccolezze. I vantaggi sono molti di più. Airbag, servosterzo, alla fine troveremo pure qualche dotazione in più che non avevamo sulla precedente, come i fendinebbia, il climatizzatore e... udite udite, la radio. Sull'altra macchina non ce l'avevo nemmeno messa!
Ah, dettaglio non da poco, l'auto è a gpl. Caro benzina, non mi freghi!

Deciso, la voglio. La trattativa per convincerli a prendersi la twingo e farmi un piccolo sconto dura poco, inizialmente non pensano nemmeno di prenderla, poi mi offrono 100 euro. Affare fatto.

Terzo passo della mission impossible. Avere tutte le carte in regola per portarla a casa. Questa è facile, ci pensano loro. Il rivenditore e l'agenzia da cui si serve. I documenti provvisori ci sono.
Telefono all'assicurazione per trasferire la polizza da una macchina all'altra. Ok, tempi tecnici e si fa anche quello.

Quarto passo della mission impossible. Questo sembra davvero impossible. Trasferire il gps da un'auto all'altra. Deve farlo un installatore convenzionato, che deve a sua volta essere autorizzato dalla casa produttrice a fare ogni operazione. Mi danno l'elenco degli installatori. Mentre sono al telefono il rivenditore mi dice "questo lo conosco, vieni, ti accompagno". Mi ci porta e gli chiede il favore di farmi il lavoro subito. Staccano il dispositivo dalla vecchia auto.
- dov'era nascosto? Non l'ho mai trovato.
- stava lì, n'artro po' e ce sbattevi 'a capoccia

Montarlo sulla nuova? Appena ci danno l'ok dalla casa madre possiamo procedere. Prima deve arrivare l'assicurazione. Invio i documenti per fare il passaggio. Ora di pranzo.
Di fianco al rivenditore fanno una carbonara che fa sentire davvero di essere a Roma. Memorabile.

"I documenti li abbiamo, tutto a posto, ma abbiamo il sistema informatico bloccato".
Io i programmatori li prenderei a pedate. Sono una brutta razza. Ma mi bloccate l'intera compagnia di assicurazioni in tutta Italia per un pomeriggio? Chissà che hanno combinato, tecnicamente si chiama "disaster recovery".

Gliela facciamo. L'auto sarà assicurata a partire dalle 19. Ma intanto non arriva l'autorizzazione per rimontare il gps. "Quella ci mette da uno a due giorni". Ma siete scemi? Come da uno a due giorni? Io DEVO ripartire domani.
Vado a dormire. Vediamo domani che succede.
E mentre vado in albergo... BANG. Mi tamponano. Di nuovo, e questa volta con la macchina nuova! E vabbè, ma allora ditelo, no? Stavolta nessun danno, meno male!

Il giorno dopo, nulla di fatto. Pare che io debba tornare a Roma quando arriva l'autorizzazione a montare il gps. Una seccatura e un costo, era andato tutto bene finora!
Pazienza, però intanto posso circolare.
Parto. Faccio mezzo Grande Raccordo Anulare e mi richiamano. L'autorizzazione è arrivata. Evvai!

Torno indietro. Si fa tutto e posso ripartire. Missione compiuta!

Con i miei tempi arrivo a casa. Moglie e figlia scendono a vedere il giocattolo nuovo. La tremendazza si accomoda al posto di guida. Non sarà un po' presto?

venerdì 25 dicembre 2015

Buon Natale

Buon Natale a tutti.
Non "Auguri", "buone feste", "happy holidays". Buon Natale.
Del politicamente corretto me ne frego.
Voglio che sia l'occasione per dire basta a tutte le stronzate.
Basta con il togliere i crocifissi e i presepi. E pure col negare i canti di Natale.
Al mondo ci sono tante religioni, credenze e non credenze. E finché non si insulta il prossimo, non si pensa di imporgli la nostra opinione e non si prendono le armi in mano c'è posto per tutti. Anche (e dico anche, e non solo) per i cristiani.
Se ti auguro buon Natale, e per te non è festa, ti importa davvero? Almeno ti starò augurando una buona giornata.
Se ti auguro buon Natale, e tu stai festeggiando un altro Dio, fammi il tuo augurio e sarà benvenuto.

Non sono un baciapile, nemmeno un po'. Anzi, a dirla tutta, non vado a messa nemmeno a Natale. Perché a Dio ci credo, ma a tutto quello che l'uomo si è inventato nei secoli spacciandolo per volontà divina no. Per me quasi tutto il clero può andare a lavorare invece di ingrassare alle nostre spalle.

Ma il crocifisso a scuola non si toglie. C'è stato finora e ci può stare ancora. Per qualcuno ha un significato, per qualcun altro no. Toglierlo è una stronzata. Non offende nessuno.
Io, personalmente, non trovo che la scelta che ha fatto la Francia anni fa, di vietare ogni simbolo religioso nelle scuole sia un esempio da seguire. Non abbiamo bisogno di importare pure le stronzate altrui. E questo vale per ogni religione. Se il tuo senso del pudore ti porta a coprirti i capelli, beh, fallo, non deve essere un problema. Se ti mascheri anche il viso no, mi spiace, così non sei riconoscibile, non va bene.

Rispettare tutte le religioni, integrarsi, significa mettere insieme al crocifisso anche la stella di David, la mezzaluna ed ogni simbolo di ogni credo rappresentato in classe.
Esistono modi di imporre le religioni, altri invece di dare loro un posto senza fare del male a nessuno.
Quando andavo a scuola, la maestra ci faceva fare la preghiera ogni mattina. Ecco, questo anche no!
Vuoi farla tu? Fa pure, per me la preghiera non significa nulla, non costringermi a farla.
Se appendi un crocifisso al muro, al massimo potrò vederlo come un quadretto che non mi piace, non come un'offesa. Ma secondo me chi ha deciso di toglierlo lo ha fatto per paura, non per rispetto, per paura di essere preso di mira da qualche terrorista.

Il presepe, a casa mia si fa. Che significato vogliamo dargli davvero? Non lo so, secondo me una piccola attività manuale da fare in casa quando fuori fa freddo e piove, e la scuola è chiusa, fa solo bene.
E non mi venite a dire "allora non si può fare qualcos'altro?", vi rispondo "anche", ci siamo inventati di tutto, finora. E c'è posto anche per il presepe, non ha mai dato fastidio a nessuno.
Ci siamo divertiti a farlo insieme. Piccolino, come lo spazio che abbiamo in casa. La tremendazza voleva farlo, ci teneva. Ecco qui la nostra piccola opera d'arte.
Ve piace 'o presepe? Diceva Eduardo.


Per l'albero ci attrezzeremo. E' che metterlo via per gli altri 11 mesi richiede spazio, e ci manca proprio.
Da me c'è anche un piccolo crocifisso. Non parla come quello di Don Camillo, ma ha il suo posticino. Non è che sia lì per una ragione particolare, è un ricordo di una cara zia che non c'è più.


Secondo me festeggiare il Natale non è un atto di fede. E' una necessità.
L'inverno, il freddo, e soprattutto il buio sono difficili da sopportare. Io lotto ogni inverno con la depressione. E le feste aiutano a superare questo periodo. Le lucine illuminano le strade e rendono più sopportabile il buio.
Che Gesù non sia nato il 25 dicembre e che i primi cristiani abbiano rubato la festa del dio sole ai pagani lo insegnano a scuola. Chi non segue la lezione si arrangi.
Una volta l'anno iniziava con il giorno più corto, che coincideva a sua volta con la festa del Natale. Poi, tra errori degli astronomi e il fenomeno di precessione degli equinozi, siamo arrivati ad avere tre date diverse.
Resta il fatto che è una festa di cui abbiamo bisogno. E se Gesù è nato il 35 Agosto (chi lo sa?), chissenefrega. Ci siamo inventati una bella tradizione. Feste, regali, canti, lucine, attività manuale, vacanze scolastiche, riunioni con familiari e amici, pranzi e cene, viaggi, tutto va bene per affrontare un periodo che, altrimenti, sarebbe molto duro.

E mo' vogliamo smantellare tutto questo perché c'è chi ci crede e chi no? Uei, ma chissenefrega! Non c'è mica bisogno di credere che il 25 dicembre sia sceso Dio sulla Terra per seguire una tradizione che ci fa gioire in un periodo così triste.
Per cantare "adeste fideles" e "tu scendi dalle stelle" non c'è bisogno di vederli come preghiere.

Io non ho imposto il battesimo a mia figlia, ritengo che non si debba fare. Sarà lei a chiederlo quando, e soprattutto SE vorrà. Ma a scuola ho scelto di farle fare religione. Abbiamo conosciuto la sua insegnante, che invece di indottrinare, insegna LE religioni, che sa trasmettere senza imporre.
Si chiama cultura, non buttiamola nel cesso. Serve a integrarsi, a conoscersi, a non odiarsi.
Io di molte religioni conosco poco più di zero, e avere l'occasione di imparare non sarebbe male.

Trovo che questa scuola abbia fatto, come al solito, le scelte migliori. Ha formato un coro che sta facendo la sua tournee di canti natalizi in giro per la zona. Nessun obbligo, ci va chi vuole, subito dopo la scuola. Aule e insegnanti a disposizione, maestri pazienti e bambini che si divertono. Chi mi tocca questa cosa lo prendo a badilate sui denti.

Buon Natale a tutti.

domenica 13 dicembre 2015

Senza bussola

Immagine presa dal web
La parte più difficile è questa. Lo sapevo, me lo aspettavo, ma nonostante tutto non ci ero preparato e le difficoltà mi buttano un po' giù.
Prendere la laurea in confronto è stato più facile. Non perché non richiedesse sforzi, anzi..., ma perché mi era chiaro quello che dovevo fare. Tutto più o meno definito: programmi, date degli esami, materie da studiare. Era ben difficile fare del lavoro inutile.

Ora è diverso. Proviamo a riassumere cosa è successo in questi mesi. Un mese e mezzo dal giorno della proclamazione, qualche mese in più da quando ho finito gli esami.

Ho preparato il mio cv, ci sono state due gentilissime volontarie, che ringrazio ancora qui, che si sono offerte di revisionarmelo e che lo hanno migliorato molto.

Ho mandato delle applications ad alcune aziende. Non sono moltissime (circa una quindicina per ora) perché il lavoro è impegnativo. Non sto mandando cv a tappeto a tutte le aziende che trovo. Non servirebbe e potrebbe essere controproducente. Sto procedendo così:
- Cerco gli annunci di lavoro in zona. Inizialmente ho ristretto la ricerca alla sola San Diego, che è la città dove preferirei abitare. Ora sto includendo anche Los Angeles. E' molto più grande e ci sono più aziende.
- Seleziono l'azienda. Qui potrei prendermi dei fischi. Tante volte ho sentito che quando si cerca lavoro non bisogna andare troppo per il sottile e accettare qualunque cosa. Può essere la cosa giusta da fare quando si ha assoluto bisogno di lavorare, non quando si cerca di migliorare la propria situazione.
Consultando questo link si può sapere se un'azienda ha già sponsorizzato dei visti o delle green card. Ci sono aziende che hanno già fatto questa trafila tante volte, altre che non potrebbero nemmeno farla, alcune perché sono troppo piccole, altre perché lavorano con enti governativi dove è richiesta la cittadinanza americana per poter mettere mano a dati riservati.
Un'altra cosa che mi importa è il work-life balance. Detto chiaramente, non ho intenzione di finire a lavorare 50/60 ore alla settimana come fanno in molti da quelle parti. Non mi interessa diventare ricchissimo e andare in giro in Ferrari, il tempo è una risorsa preziosa, che vale più dei soldi.
Tento di evitare le aziende di consulenza. Ho parlato qui di questo mondo, da cui sto cercando di uscire. Se fosse necessario potrei rivedere questo criterio e tentare il salto attraverso una di queste aziende, ma non per rimanerci.
- Se l'annuncio pubblicato dall'azienda è per un profilo molto diverso dal mio, ma l'azienda potrebbe essere interessante, cerco se ce ne sono altri più calzanti, sempre della stessa ditta.
- Se posso competere per la posizione, personalizzo il resume e la cover letter per adattarli al massimo all'annuncio. Non li riscrivo da zero ogni volta, il resume ha meno bisogno di essere personalizzato, la lettera di presentazione molto di più, bisogna cercare di far capire a chi legge che sono io la persona che sta cercando.
- Salvo tutto (annuncio, cover letter e resume inviati) e prendo nota. Sarebbe un grosso errore ricevere una risposta e non poter risalire all'annuncio, non ricordare più per che posizione mi sono candidato.

15/20 applications inviate.
- 3 risposte negative. Una dopo 2 giorni, una dopo 10 minuti, un'altra dopo un mese.
- Un'azienda in cui mi hanno chiesto se ho intenzione di spostarmi lì. Ho risposto di sì, poi silenzio totale.
- Un'azienda di consulenza (sì, non me n'ero accorto quando ho inviato il cv) che mi ha contattato, mi ha proposto degli annunci riservati ai cittadini americani (manco se ne sono accorti che non lo sono) e poi, quando gli ho detto che non posso concorrere per quelli, mi hanno detto di continuare a cercare sul loro sito. Lo sto facendo, intanto ho preso contatto via linkedIn con la persona che mi ha risposto, ampliare la rete serve sempre.

Cosa succede dall'altra parte? Pare che alcune aziende facciano una prima selezione dei cv scartandone alcuni appena ricevuti, altre invece stabiliscono un periodo in cui ci si può candidare e, dopo questo termine cominciano a scartare. Non sono davvero sicuro che tutti rispondano, come finora mi è stato detto, mi sa che molti non lo faranno affatto.

Come fare a migliorare e a raggiungere l'obiettivo? Non lo so. Sono senza bussola, è quello che vorrei riuscire a capire.
Sicuramente, rispetto a chi è già in USA e ha già un permesso di lavoro o la cittadinanza, sono svantaggiato, ma questo lo sapevo dall'inizio. Provare a esaminare i motivi può forse aiutare:
- Non posso concorrere per qualunque posizione, ci sono lavori riservati ai cittadini USA.
- Il livello di esperienza richiesto per la posizione deve essere medio-alto. Per un entry-level, o un profilo troppo junior hanno probabilmente già tanti candidati a portata di mano, senza bisogno di impelagarsi nel lavoro che serve per ottenere un visto. Qualche volta ci provo comunque.
E qui è difficile. In teoria lavoro in informatica da 5 anni, ma io so (e non lo dico) che non sono 5 anni veri, che per la maggior parte di questo tempo mi hanno dato degli incarichi che professionalmente non mi hanno fatto crescere, che esiterei a chiamare "informatica".
- Negli annunci di lavoro americani sono spesso richieste delle competenze e delle metodologie di lavoro che in Italia non si sono mai sentite nominare. E ti pareva, al solito in Italia l'innovazione è rifiutata e si arriva sempre più tardi su tutto. Acquisire competenze del genere senza averne la possibilità sul lavoro richiede del tempo a casa, per poter cercare di averne almeno un'infarinatura. Insomma, sto più inguaiato di prima con lo studio.

Intanto qui cosa succede?
In poco tempo dovrò sostituire la mia auto. Ormai non è più in condizioni di passare la prossima revisione, che sarebbe a luglio. Speravo di potercela fare prima ad andare via, in modo da non aver bisogno di un'altra macchina. Ora temo di non potercela fare, mi sto già muovendo per fare questo cambio, cercando un mezzo non troppo vecchio (nuova non ci arrivo a comprarla) e dai costi di mantenimento mooooolto bassi come la Twingo che mi sta lasciando. Tanto, a lavorare ci vado coi mezzi quasi sempre, però quando la macchina serve, serve.
Sul lavoro ci sto pensando. Nell'azienda dove sono le prospettive di poter fare dell'esperienza "rivendibile" sono poche. Allo stesso tempo non so se ci sono molte alternative in Toscana e vorrei evitare un trasloco "intermedio" in una zona come Milano, dove potrei tentare anche di facilitare questo passaggio. Un trasloco con la famiglia è costoso, in termini di tempo, soldi, sofferenza, va affrontato per andare in un posto gradevole, non in uno dove non vorrei assolutamente rimanere.

Dal giorno della laurea ho ricevuto diverse proposte di colloqui di lavoro. Alcune aziende si sono fatte dare l'elenco dei laureati dal politecnico e mi hanno contattato.
Se avessi assoluto bisogno di lavorare non avrei problemi, questa è già una situazione invidiabile. Purtroppo queste aziende sono tutte in zona Torino - Milano (vedi sopra) e, spesso, si tratta di proposte rivolte a chi si è appena laureato ed ha esperienza zero (qualcuno ci ha anche messo lo stipendio nell'offerta, che è poco più della metà del mio attuale). Rispondo, con la massima cortesia, che lavoro da alcuni anni, che se hanno qualche possibilità in Toscana ne parliamo volentieri.

Probabilmente la strada per l'America passa per un cambio di lavoro qui. L'ideale sarebbe trovare un'azienda che abbia sedi sia qui che in California ed ottenere di essere poi trasferito, ma non so proprio se si riesce.

Quando un modo di fare non funziona bisogna fermarsi a riflettere e cambiare strategia.

martedì 8 dicembre 2015

Come nasce un violino (terza parte)

Eccoci di nuovo in un laboratorio di liuteria. Oggi costruiremo il fondo e la tavola di uno strumento ad arco.
Per chi avesse perso la prima e la seconda parte, ecco i link:
Prima parte
Seconda parte

Anche qui, non avendo immagini originali da presentare, farò largo uso di foto prese dal web.
Abbiamo piegato le fasce sulla forma ed abbiamo messo insieme (giuntato) le due parti di tavola e fondo. Ora appoggiamo le fasce e disegniamo il bordo di questi due pezzi, poi li ritagliamo.

www.romaliuteria.it


http://www.trabucchi.com/
andremo ora a dare esternamente la forma a tavola e fondo con le sgorbie

http://www.trabucchi.com/

e poi la rifiniermo con delle piccolissime piallette.

http://www.trabucchi.com/

Quel bordo colorato che si vede nella foto è il filetto. Non è disegnato, si tratta di un intarsio. Serve a prevenire le crepe su tavola e fondo e come abbellimento. Per inserirlo si scava un canale molto preciso.

http://www.trabucchi.com/

Dopo aver rifinito l'esterno dei piani armonici si scava l'interno, sempre utilizzando sgorbie e piallette.

ikirufilm.com
Gli spessori vengono misurati con una precisione di 0,1 mm. Non sono predefiniti, sarà l'artigiano a deciderli caso per caso, a seconda del pezzo di legno che sta lavorando. 
Anche l'interno viene rifinito. Il fondo è pronto.

Per la tavola, invece, verranno ritagliate prima le effe. I fori presenti sul piano armonico del violino non hanno, come si tende a credere, la funzione di "far uscire" il suono dalla cassa armonica, ma quella di interrompere la venatura del legno per renderlo più libero di vibrare.
La forma delle effe non è determinante per il suono, ma per l'estetica. Dei fori armonici belli da vedere rendono uno strumento bellissimo. 
Le effe vengono disegnate con un modellino e poi ritagliate con un seghetto da traforo. Per rifinirle si usano il coltello e la lima.

http://www.trabucchi.com/
Manca ancora un elemento. Il più difficile di tutti, giusto nel caso in cui quello che abbiamo visto finora vi sia sembrato semplice. La catena. Si tratta della "trave di sostegno" della tavola. E' una barretta di abete che viene incollata all'interno della tavola e che ha il compito di sostenere il peso delle corde dal lato sinistro. 
Per essere incollata all'interno della tavola, la catena dovrà averne la forma, ma non esatta. Dovrà avere un raggio di curvatura inferiore rispetto a quello dell'interno della tavola, per poter essere incollata a pressione. In questo modo farà forza verso l'esterno, e questa forza verrà controbilanciata una volta che sulla tavola ci sarà la pressione delle corde.
Una foto può rendere solo vagamente l'idea di cosa vuol dire realizzare una catena.

http://www.trabucchi.com/

www.altratecnica.it

Una volta completati, il fondo e la tavola vengono uniti alle fasce. Si incolla prima il fondo con degli speciali morsetti (oh, finalmente una foto mia!)


Poi si estrae la forma. Bisogna scollare gli zocchetti dalla forma con delle martellate. Infine si incolla anche la tavola con gli stessi morsetti.


Ecco qui, la cassa del nostro strumento ad arco è completa.
Per unire la cassa al manico dovremo preparare una sede per incastrarlo.
www.milaniliutaio.com

Quindi potremo incollare il manico alla cassa

www.tritontv.com

Dopo alcune rifiniture, il nostro strumento in bianco è pronto. Finora è stato difficile, è stata richiesta molta precisione, ma il bello deve ancora venire...

domenica 6 dicembre 2015

A concorso

Ecco a voi il primo post-concorso "crea la vignetta".
Allora, mi piacerebbe vedere illustrata una vignetta che ho in mente, ma non so assolutamente disegnare. Chi vuole provarci? 
Tutte le vignette verranno pubblicate e messe ai voti per eleggere la vincitrice.

Il soggetto è questo:
Un tizio apre la porta di casa, sulla soglia c'è la sua tredicesima.
 "Benvenuta, accomodati." le dice
e lei "non mi fermo molto, sono passata giusto un attimo per salutare e vado via subito".

chi ci prova? Diffondete, diffondete...

domenica 8 novembre 2015

ATS e la mosca contro il vetro

Eccomi qui di nuovo a tediare i miei lettori con la ricerca di lavoro dall'altra parte dell'oceano.
Prima voglio ringraziare una persona che ha sempre una buona parola nei momenti difficili. Una buona parola non significa sempre "quello che fa piacere sentirsi dire", ma anche cose meno piacevoli, scomode, ma sincere, che danno una scossa. E le belle amicizie sono proprio queste.


Ho preso il coraggio, tutto quello che avevo messo da parte in questi anni, e l'ho fatto. Ho mandato il mio primo resume ad un'azienda americana.
Ho curato al massimo tutto quello che mi è venuto in mente, ogni singola parola, l'impaginazione, la sintesi.
Ho parlato qui del resume americano. Ho usato molto Glassdoor per capire tante cose: per vedere come è fatta dal di dentro un'impresa, per capire quanto si guadagna per una determinata posizione, per scegliere un'azienda che offra un buon work-life balance ecc.
Un altro strumento che può essere comodo a chi vuole informarsi sui salari relativi ad un determinato lavoro è payscale, che fornisce, su richiesta, dei report dedicati per settore lavorativo, esperienza, ecc.
Ringrazio tanto anche due persone che mi hanno aiutato a redigere il mio resume. Rita, prima e Anna, poi, hanno messo gentilmente a disposizione la loro esperienza per darmi una mano. Voglio che sappiano che sto cercando ancora un modo di ricambiare la loro gentilezza.
Il resume redatto grazie a loro è, secondo me, molto bello ed efficace. Mi sono deciso a mandarlo ad un'azienda dopo aver ben studiato cosa questa impresa offre e cosa cerca.

Purtroppo non è andata. Ma sono rimasto piacevolmente sorpreso da un paio di cose:
1. Mi hanno risposto, e anche molto gentilmente per dirmi che "hanno controllato le mie esperienze e capacità e al momento non hanno aperta una posizione adatta", e l'hanno fatto anche subito. Una grande dimostrazione di rispetto, che permette a chi cerca lavoro di non perdere tempo ad aspettare risposte che non arriveranno mai.
2. Il mio profilo su linkedIn è stato visitato da qualcuno all'interno dell'impresa. Significa che almeno devo aver passato una prima scrematura, o comunque mi piace crederlo.

Non dovrei rimanerci male per una prima candidatura non andata a buon fine ma, stranamente, ho accusato il colpo. Sarà proprio perché, invece di mandare cv a raffica a tante aziende, come ho fatto quando dovevo trovare per forza un lavoro in poco tempo, ora sto dedicando molto tempo per cercare di sparare poche cartucce e colpire subito l'obiettivo.

Contemporaneamente ho avuto la possibilità di far esaminare il mio resume anche da un'azienda che si occupa proprio di prepararli per presentare al meglio ogni candidato. E' un servizio a pagamento, che costa dai 100 dollari in su, ma ti offrono una prima valutazione gratis.
Mi hanno ripetuto una cosa che mi aveva detto tempo fa Monica: molte aziende utilizzano un sistema di scansione computerizzato che cerca le parole chiave. Mi ero già premurato, per questo, di non farle mancare.
Per dirla tutta, è un sistema che non mi piace. Se in Italia si dice che un cv viene visto in pochi secondi e per questo si deve essere incisivi, in USA un resume rischia di non arrivare mai a essere visto da un essere umano. Se penso alla mia collega, che di cv ne vede tanti ogni giorno, che cerca di capire ogni volta che persona c'è dietro a quel foglio che viene presentato, storco il naso.
Ma, quando di richieste ce ne sono tante, un sistema per filtrarle dovranno pur adottarlo, e bisogna adeguarsi.

Certo, una prima risposta negativa non ha nessun significato, ma è necessario far tesoro di questa occasione e non fare l'errore della mosca.

Immagine presa dal web

La mosca cerca di uscire dalla finestra attraversando il vetro. Ci riprova mille volte, sbatte sempre e continua a fare lo stesso errore. Lo facciamo spesso anche noi.
Quand'è che la mosca riesce a trovare la strada per uscire? Quando si allontana un po' dalla finestra e vede meglio qual è la strada da prendere.

Ecco, mi costa, ma un passo indietro lo faccio. Condivido con voi lettori queste riflessioni:

- Il mio resume, al momento, non è ATS-friendly. ATS (Applicant Tracking System) è il tipo di software utilizzato per scansionare i CV. Il formato pdf non è il più leggibile per i programmi di scansione. Addirittura, secondo quello che mi viene segnalato, questi programmi tirano fuori delle informazioni sbagliate su dati chiaramente visibili (residenza, ultimo datore di lavoro, ecc.)
Allo stesso tempo non mi ha convinto il consiglio dell'azienda che l'ha esaminato, di utilizzare il formato .doc.
Il formato che i programmi possono interpretare meglio è quello di solo testo (per intenderci, quello che si redige col blocco note), che non ha fronzoli. Ogni abbellimento che aggiungiamo (formattazione del carattere, elenchi puntati o numerati, immagini, ecc), per questo tipo di programmi è spazzatura e può arrivare a nascondere quello che vogliamo mostrare.
Allo stesso tempo, se il file viene esaminato da un essere umano, è importante che la sua presentazione sia curata e gradevole all'occhio. Difficile da fare senza l'aiuto di un minimo di grafica.

- Il profilo linkedIn è importante e va curato. Crearlo e lasciarlo incustodito può non bastare. Sul famoso portale si possono specificare le proprie competenze, ma anche confermare quelle dei propri contatti. Un conto è vantare una capacità, un altro è avere 30 persone che lo confermano. Aggiornare il proprio profilo con una discreta frequenza permette di avere più visite, così come cercare di espandere la propria rete.

- Sul fatto di affidarmi a un servizio a pagamento perché facciano il lavoro di presentarmi (possono fare anche tutto: resume, cover letter, profilo linkedin...) ho un po' di dubbi. Il mio resume è stato esaminato già da due professioniste che mi hanno dato dei consigli molto convincenti, che ho seguito. Ho ancora delle indicazioni da seguire. Se questo non dovesse essere abbastanza, potrei anche affidarmi a un'impresa che se ne occupi, ma anche qui non sarebbe facile sceglierla, capire se potrebbero fare un buon lavoro, fidarsi. Ci penserò, ma non adesso, per il momento provo a migliorare con le mie forze.

Spero che quello che scrivo possa anche essere di aiuto a chi legge, mi piacerebbe molto sapere la vostra.

domenica 1 novembre 2015

104

Ed eccoci arrivati al momento tanto atteso.
Condensato in pochi secondi.
Mi avevano detto che sarebbe stata una cosa molto rapida e fredda. No, non è vero, un concentrato di emozioni che non riesco ancora a descrivere.
"Llevate a la Tremendazza". Ma si potrà fare? Non è che mi fanno storie?

Aula magna, 9.45.
Non ci ero mai stato. E scopro che è al primo piano. Si riempie in pochi minuti. Siamo così tanti che ci hanno divisi in 4 gruppi.
Mi accompagnano 4 persone, che vedrete nelle prossime foto. Quelle che ci tenevo ad avere con me più di tutti, che hanno condiviso con me tutto questo percorso, le uniche che lo sapevano dall'inizio, perché quando ho cominciato era un segreto.

Non conosco nessun altro in tutta la sala. Dei corsi a distanza saremo pochissimi, tutti gli altri, si vede subito, sono ragazzi giovani.
Rimane l'ultima grande incognita: il voto.
Non meno di 97, ma probabilmente nemmeno di più. Non è mai stato chiaro il meccanismo scelto per il voto di laurea.
Ci tengo, non mi è indifferente. Perché mi serve per trovare lavoro dall'altra parte del mondo, perché ho fatto davvero tantissimo per arrivarci bene, mettendo da parte dei voti alti ogni volta che ho potuto. Anche se, purtroppo, alla fine non ce la facevo più e ho perso punti.

Il migliore dei professori non c'è. Peccato. Al suo posto un perfetto (per me) sconosciuto. Comincia a chiamare i primi, uno per volta.
Applausi. Tutti applaudono tutti, non me lo aspettavo. Bello così.
Un discreto numero di donne, penso, non male. Ormai il fatto che ci siano poche donne ingegnere è più una questione di scelta, di preferenza, non più un limite imposto alle ragazze volenterose, come un tempo. O almeno voglio crederci.

I voti, ci faccio caso, sono bassi. Ma così bassi nemmeno me li aspettavo. Molti anche sotto il 90, qualcuno sotto l'80. Penso che a me non è andata così male. Poi un 110. E un bell'applauso da tutti, meritato, liberatorio. E poi un 107.

E poi tocca a me. Mi alzo con la Tremendazza per mano e con un'emozione che non immaginavo di provare. I professori fanno un sorrisone nel vederla, nemmeno me lo aspettavo.


Legge tutto. Mi preparo a non restarci male per il voto...
...
...
... con punti CENTO E QUATTRO. E scaraventa il foglio sul tavolo.

Eh? Come? Cosa? 104? Centoquattro?

Parte un applauso infinito. Il più lungo di tutti. Forse perché la piccola è con me. Se lo merita, per tutto l'aiuto che mi ha dato in questi anni.
Vado a firmare e la mano mi trema, mentre la Tremendazza saluta il pubblico che l'applaude.
Torno a posto e la guardo, non ci credo ancora.


Poi si esce dall'aula magna. E cerco un posto dove sedermi perché non mi reggo in piedi. Mi dicono che dopo quel 110 e il 107 il voto più alto è stato il mio, poi mi fanno il conto di tutti.
"Ma come, vi siete messi a fare tutti i conti?" Eh, ci sta, sono soddisfazioni. Non è bello entrare in competizione, ma quando c'è un piccolo momento di gloria è anche bello assaporarlo fino in fondo.
Alzando anche il trofeo.


E ringraziando chi ha condiviso tutto questo con me.


Eccole qui le mie vittorie, tutte insieme. Non credevo che avrei potuto avere così tanto.

lunedì 26 ottobre 2015

tutto è pronto

Ultimo atto.
Lucca, silenziosa, si prepara a 4 giorni di festa. Ad accogliere in maniera degna migliaia di cosplay che sfileranno per questa città regalando gioia e trattandola bene, come hanno fatto in questi anni.
La scuola della tremendazza resterà chiusa per ordinanza comunale. Ci hanno piazzato uno stand giusto davanti, nel prato dove lei va a giocare.

Per Lucca tutto è pronto.
E anche per me.

Sei anni. esattamente l'età di mia figlia. Mi sono iscritto che aveva un mese e mezzo. Mi ha sempre visto studiare.
Quando ho cominciato non sapevo che sarebbe andata così. Cercavo un'alternativa, per lasciare un lavoro che non amavo e un'azienda lager.
Mi sono iscritto il 6 ottobre del 2009. In ditta non ho detto nulla, è (o era) un posto in cui non è visto di buon occhio chi studia. Ignorante il capo, ignoranti vuole i dipendenti.
E, come tutti i miei colleghi, ho cominciato a preparare i primi esami la mattina presto e la sera dopo il lavoro.

Mentre preparo il primo esame mi viene annunciato il licenziamento. Non subito, prima farò tutte le ferie che ho da parte (un mese intero, che continuavo a tenere da parte per poter andare prima o poi in Messico), poi passerò dalla cassa integrazione. Ma alla fine della cassa integrazione verrò licenziato. Del resto non era solo la crisi.
Il vero motivo era la pulizia etnica. Fuori i terroni, dentro i lumbard, una manovra ben studiata, prima le nuove assunzioni, senza avere tanto lavoro, per poi poter dire che non c'è nulla da fare e mandare via me e il collega siciliano.
Non che volessi restarci, per me la cassa integrazione è stata una benedizione. Me ne sarei andato comunque.
E poi mi sono anche vendicato per bene di quei due anni d'inferno. Pochi giorni di ritardo nel pagare il tfr. Denuncia, ispettorato del lavoro. Le mie vendette me le sono sempre prese, pagando io, ovviamente, perché vendicarsi costa.

Il 28 novembre il primo esame. Il giorno prima, il 27, è il mio ultimo giorno di lavoro.
Informatica 1, bello, facile, incoraggiante. Si comincia con un 30 e il morale va su.

La scelta, però, è difficile. Ora che si fa?
Se la cassa integrazione dura abbastanza, posso contare su un periodo lungo fino a un anno (un anno e mezzo includendo il tempo coperto dal sussidio di disoccupazione). L'entrata è ridotta, qualche soldino da parte e si può sopravvivere.

Lo faccio. Con tanta paura. Un salto nel buio. Mi chiudo in casa per mesi e studio. Senza sapere come andrà, senza garanzie di nessun tipo. Il tentativo è quello di riemergere direttamente con un lavoro in un altro settore.
E nel corso del primo anno faccio fuori alcuni esami anche difficili. Matematica 1 (corrispondente al famoso Analisi), inglese (che in tanti hanno lasciato alla fine prendendosi un po' di tempo).
Poi mi accorgo che le propedeuticità previste sono tante. Il tutto è così ingarbugliato che preparo un diagramma di Gantt per gestirle. Otto livelli di propedeuticità: per fare Teoria dei segnali si devono fare prima, nell'ordine, Matematica 1, 2, 3 e 4 e così via...

I primi mesi vanno a un ritmo sostenutissimo. Tre esami ogni due mesi. Ce la posso fare, mi dico, a questo ritmo finisco in 2 anni, nemmeno in tre. Chiudo gli occhi sulla precarietà della situazione economica, cerco di non pensare a tutta la paura che ho e vado avanti, tentando di smazzarla alla svelta. Terminerò il primo anno con 12 esami.

Per avere la cassa integrazione ho l'obbligo / opportunità di frequentare un corso. Uno qualsiasi, potrei fare anche una settimana di cucina. Cerco di giocarmela. Trovo un corso di applicazioni web con Java e Oracle a Milano. Un mese. Uno sbattimento, ma va bene, imparo tanto e scopro che mi piace.
E do l'esame universitario di Java appena terminato il corso, ne approfitto subito. Intanto la tremendazza gattona, la mogliettina mi mostra il video che ha girato mentre ero a Milano.

Si arriva all'estate, la cassa integrazione sta finendo. Prima o poi dovrò trovare un lavoro. E, si sa, per ogni lavoro viene richiesta esperienza. Il solito giro vizioso, come faccio a cominciare? Ci vuole un tirocinio, che mi permetta di avere qualcosa in curriculum. Benedetto il politecnico che offre questa possibilità.
Lo trovo a Cuneo. E' l'unica. Trasferirsi del tutto per 6 mesi di tirocinio è troppo costoso, non è il caso. Dovrò separarmi da moglie e figlia e andare da solo. Due affitti da pagare, in viaggio ogni settimana. Cuneo-Sondrio, 5 ore di macchina o 7 di treno, con due cambi. Finché non possono venire anche loro.

L'ambiente a Cuneo è bellissimo. Ci speravo tanto, di poter rimanere. Ma il tirocinio non era finalizzato all'assunzione. Me l'hanno detto onestamente dal primo momento e così è stato. Le persone che ho conosciuto le porto nel cuore, e con alcune sono ancora in contatto. Cosa rara per me, che sono andato via da ogni posto sbattendo la porta.
Tra l'altro, do anche l'esame di Basi di dati. Ne approfitto perché l'aiuto che posso avere da queste persone splendide è tanto.
A Cuneo la tremendazza ha imparato a camminare, le è piaciuto starci, ed anche a me.
Il 4 febbraio finisce il mio tirocinio. Fino all'ultimo ho sperato che l'assunzione, mai promessa, ci fosse. Ma non era così. Anche se erano soddisfatti del mio lavoro, non era possibile ampliare l'organico.

Ho pianto. Non per il lavoro, per l'ambiente che perdevo.
Piango di nuovo oggi, per loro. Questa ditta sta chiudendo. Poco dopo la mia partenza i dirigenti sono stati arrestati per irregolarità (è una cosa che mi lascia ancora tanto incredulo) e da allora è andato tutto a rotoli. Entro poco tempo tutti loro saranno licenziati, vorrei che non fosse vero, che cazzo di incubo è?

Mia figlia aveva un anno e mezzo, e non so cosa ha capito quando, guardandola negli occhi e con una tristezza infinita le ho detto "si torna a Sondrio".
E lì una ricerca frenetica di lavoro. E scopro il mondo infame delle consulenze, il body rental che è quello che mi dà da mangiare ancora oggi. Ne parlo qui.
Tre mesi di tentativi. Sondrio-Milano sono due ore di treno. Ogni volta cercavo di procurarmi degli appuntamenti per i giorni successivi. Almeno duecento cv inviati, e una trentina di colloqui.
E anche una serie di lavori rifiutati. Avevo capito che mi stavo muovendo nel fango e che la serietà in questo settore in Italia non esiste e cercavo di evitare il peggio.

Il lavoro alla fine lo trovo, e anche l'occasione di abbandonare, spero per sempre, la Lombardia.
Anche questo passaggio è costoso in termini di tempo e di soldi. Tanti viaggi Sondrio-Lucca carico come un mulo mentre la moglie impacchetta.
Lo studio aveva rallentato da tempo, e ora subisce una battuta d'arresto. Siamo a luglio 2011, ci vorranno mesi solo per preparare Matematica 4.

Arriva un po' di stabilità. Per modo di dire. Le condizioni di lavoro sono assolutamente insoddisfacenti e decido che dopo la laurea me ne andrò. E' quel che sto tentando ora di fare.
Riprendo il ritmo, non più quello di quando ero a casa, ma un buon ritmo lo stesso.
Intanto decidono cosa fare di noi dei corsi a distanza. Le iscrizioni sono chiuse, sono entrato all'ultimo anno in cui ce n'è stata la possibilità. Uno/due anni di tempo per finire e poi? Non è chiaro (e non è deciso) cosa sarebbe successo dopo.

Bisogna premere sull'acceleratore. Non ce la posso fare, l'ho calcolato. Ci vorrebbe un anno in più. Faccio tutto il possibile e mi preparo una tabella di corrispondenze (tutta mia) con cui stimo quello che conviene fare prima per non trovarmi troppo male con un passaggio al nuovo corso.
Settembre 2013. Inaspettatamente quell'anno in più viene concesso. Decidono che c'è tempo fino a settembre 2015 per dare tutti gli esami con i corsi a distanza.
Non posso permettermi di perdere quest'opportunità. Sono stanchissimo, la media cala e le bocciature aumentano. Gli esami sono sempre più difficili o sono io che ho questa impressione?

Posso permettermi sempre di meno di non passare un esame, o di rimandarlo. Sto già approfittando di due ore e mezza di viaggio al giorno tra andata e ritorno per studiare, non ho altro tempo, posso solo toglierlo al sonno.
Sveglia alle 5 per gli ultimi 7/8 mesi. Il fisico dice basta, ma ce la faccio. Con una sessione di margine. Sul filo di lana.

La gioia di tornare a casa e poter dire a mia figlia "ho finito, ora papà è tutto tuo" la potete immaginare.
Domani si parte per Torino. Le mie donne, che mi hanno accompagnato in questo percorso, saranno con me, e ci saranno anche altre due persone speciali, che non vedo da tanto.
E' fatta. Tutto è pronto




domenica 25 ottobre 2015

Come nasce un violino (seconda parte)

Eccomi di nuovo
scusate per l'attesa, ci ho messo un pochino a decidermi a scansionare queste vecchie foto e a preparare il secondo post. Sto usando le poche foto mie che ho, poche e di scarsa qualità, ma originali. Ne aggiungerò anche qualcuna presa dal web per completare.
Mi interessa approfondire un aspetto: il prezzo degli strumenti.
Come evidenziava Claudia commentando il post precedente, gli strumenti artigianali sono molto cari e la differenza con i violini da studio di fabbrica e abissale (un violino di fabbrica da studio si può trovare anche con un centinaio di euro, mentre per uno artigianale ce ne vuole qualche migliaio). La differenza di qualità e di lavoro necessario giustifica ampiamente questo divario enorme di prezzi.
Per costruire uno strumento che abbia un bel suono è necessario avere del legno scelto e stagionato adeguatamente, e già il costo del materiale supera abbondantemente quello di un prodotto finito scadente.
Il legno, poi, non è un materiale omogeneo come i metalli. Una tavola fatta con un abete a venatura larga dovrà essere leggermente più spessa di una a venatura stretta. Queste valutazioni sono fatte in maniera assolutamente empirica, non abbiamo, ad oggi (o almeno a qualche anno fa, finché me ne sono interessato) degli studi sufficientemente approfonditi che possano chiarirci come funziona davvero un violino, come scegliere la curvatura e gli spessori di un piano armonico, come scegliere il legno, come valutare i risultati ecc.
O meglio, di studi se ne sono fatti tanti, ma la materia è molto complessa e le variabili in gioco sono tante. Finora l'esperienza degli artigiani vince sulla scienza.
Tutto ciò impedisce a una fabbrica di produrre strumenti ad arco di alta qualità. L'industria, quindi, punta a soddisfare il mercato, più vasto, degli studenti alle prime armi, che hanno bisogno di violini poco costosi per tanti motivi (spesso sono ragazzini a cui non è ancora possibile affidare un capitale in mano, suonano per puro divertimento o non si sa ancora se della musica faranno il loro lavoro, quindi non è giustificabile un investimento ingente, ecc.)
Il liutaio, invece, produce ogni strumento con tanto tempo di lavoro (mediamente un mese per un violino) e ogni pezzo è unico (immaginate la differenza che esiste tra la maglietta che indossiamo ogni giorno e un vestito di uno stilista, confezionato a mano). Non può costare pochissimo e, ovviamente, dovrà servire a chi di musica vive, o conta di farlo.

Va bene, spero di non avervi fatto addormentare. Dedichiamoci ora a costruire le fasce e il fondo.
Ci sono diverse scuole e più di un paio di metodi costruttivi. Ne vediamo solo uno. Lavoreremo con la forma interna, come da antica tradizione cremonese.

Bisogna, prima di tutto, costruirsi una forma. Per farlo, si possono ricalcare i modelli degli strumenti esistenti. Non ve la faccio lunga, il risultato più o meno è quello che vedete in foto (solo la parte in legno scuro).


Per la cronaca, quella in foto è una forma di violoncello. Il metodo costruttivo è lo stesso. Alla forma si incollano gli zocchetti, sei blocchi di abete o di salice che avranno il compito di tenere insieme le fasce. Qui sopra li vedete già incollati.
Gli zocchetti vengono poi sagomati per dare loro la forma definitiva.
Si procede a questo punto a piegare le fasce con il piegafasce, un attrezzo sagomato come questo

immagine presa dal web

Le fasce vanno spessorate (in un violino sono spesse 1,2 mm), si bagnano e si tirano con forza contro il ferro rovente (considerate che si scalda più o meno come un ferro da stiro, anzi il mio piegafasce da violoncello ha dentro proprio la resistenza di un ferro da stiro). Il vapore aiuta a dar loro la forma desiderata.

immagine presa dal web





Si incollano le fasce agli zocchetti. Infine si sagomano esternamente. Si aggiungono, poi, all'interno delle fasce, le controfasce, dei listelli di abete o di salice che servono ad aumentare la superficie di incollaggio con il fondo e la tavola.

immagine presa dal web

Passiamo ora al fondo.
Il fondo è ricavato da due pezzi di acero (più raramente da un pezzo unico) tagliati "di quarto". In sintesi, da due spicchi di tronco. E' necessario che il legno venga tagliato in questo modo per resistere adeguatamente alla pressione delle corde e per propagare bene il suono. Ed è un tipo di taglio utilizzato solo per la liuteria, quindi al momento di tagliare un tronco, la segheria deve conoscere già la destinazione di questo legno. Se lo taglia radialmente sarà destinato ai liutai, altrimenti alla falegnameria.

Immagine presa dal web
Lo spicchio che vedete qui in foto verrà ulteriormente diviso in due parti. Queste due parti verranno piallate (rigorosamente a mano, non esiste macchina che possa fare un lavoro così preciso) ed unite per il lato che era una volta la corteccia dell'albero.
Su questo pezzo di acero così ricavato si appoggeranno le fasce e, ricalcandole, si ricaverà la forma del fondo.

Il fondo viene scolpito esternamente ed internamente (nella prossima puntata vedremo come) e poi incollato alle fasce con degli speciali morsetti.


continua...

domenica 11 ottobre 2015

Come nasce un violino (prima parte)

So di aver incuriosito qualcuno. Il lavoro che ho avuto la fortuna di imparare è affascinante. E ogni tanto qualcuno me lo chiede. Come si costruisce uno strumento ad arco?
Comincio a raccontarvelo qui, dove possibile ho inserito foto dei miei lavori, altrimenti ho cercato delle immagini esplicative in rete. Se non trovate l'indicazione "immagine presa dal web" vuol dire che si tratta del mio lavoro, come il violino che vedete qui.

Questo nella foto è un violino. Il metodo costruttivo è lo stesso per tutti gli strumenti della famiglia degli archi.



Si compone di tante parti, grandi e piccole. Le principali sono quattro:
1.La testa. Comprende il riccio, il manico e la tastiera (nella foto che segue le indicazioni "manico" e "tastiera" sono invertite). Il riccio e il manico sono realizzati in un blocco unico di acero, cui viene incollata la tastiera, che è di ebano.
2. La tavola armonica, composta di due pezzi di abete
3. Le fasce, realizzate in acero.
4. Il fondo, in uno o due pezzi di acero.

La tavola, il fondo e le fasce, messi insieme, costituiscono la cassa armonica.
A queste parti si aggiungono tutti i piccoli pezzi mobili, che costituiscono la montatura, e che vedremo in seguito. 

Immagine presa dal web

Il legno per la costruzione dello strumento è stato scelto diversi anni prima di cominciare. Sono infatti necessari tanti anni di stagionatura naturale, senza utilizzare il forno, che asciugherebbe in fretta il legno, rendendolo però inservibile da un punto di vista dell'acustica.
Viene tagliato in una maniera particolare, che serve solo alla costruzione degli strumenti, da segherie apposite.

Si può cominciare a lavorare indifferentemente dalla testa o dalla cassa.
Cominciamo dalla testa.
Si prende un blocco di acero e lo si squadra, cioè lo si sega e lo si pialla fino a farne un parallelepipedo largo 42 mm, con le pareti perfettamente a 90°.
Su di esso si disegna, con l'aiuto di un modellino preparato in precedenza, la forma della testa. La si taglia dal blocco.

Immagine presa dal web
Dopo aver rifinito questo taglio, si tracciano, sul dorso, le larghezze che dovrà avere il riccio nel suo sviluppo esterno.

Con l'aiuto delle linee tracciate, si praticano dei tagli col seghetto, per eliminare poi le parti in eccesso laterali.

Immagine presa dal web

Il resto del lavoro verrà fatto con una sgorbia, fino a completare il riccio.


Si scava ora la cassetta dei piroli.


E infine i canali del dorso. Dopo aver rifinito tutto con degli attrezzi di precisione (rasiere, lime) si passa alla tastiera.

La tastiera di solito si trova in commercio come prodotto semilavorato, scolpito in fabbrica da un unico pezzo d'ebano. Va però rifinita. Con una pialletta (una piccola pialla) si dà alla tastiera la giusta curvatura, necessaria perché il violinista possa appoggiarci le dita e ottenere che la corda non tocchi in altri punti la tastiera.

Immagine presa dal web

Completata la tastiera, viene incollata al manico. Il manico stesso viene poi arrotondato. La testa è pronta.

Immagine presa dal web

Continua nella prossima puntata...