mercoledì 13 maggio 2015

Body rental


Body rental... affitto di corpi. Suona un po' come "prostituzione", e alla fine non è nemmeno tanto diverso.
Gli italiani l'inglese non lo sanno. Ma ad usarlo a cazzo di cane sono i primi.

Ma che cos'è il body rental? E' ormai lo standard, la normalità del lavoro in informatica. Almeno in Italia. Il miglior modo di rendere stabile il precariato.

E' quello che mi avrei voluto sapere quando ho cominciato a studiare. Non avrei cambiato idea, ma forse sarei riuscito a muovermi meglio in questa palude. Eppure, per quanto abbia cercato di chiedere informazioni pochi anni fa, questo mondo l'ho scoperto solo standoci dentro.

Come funziona, dunque, il lavoro, per un programmatore di software, oggi, in Italia?
Diciamo innanzitutto una cosa: va meglio rispetto ad altri settori. Un po' di lavoro c'è. Anche se quasi tutto concentrato a Milano e poco più di qualche briciola nelle altre grandi città del centro-nord.

L'Italia, si sa, da tempo non è più la terra delle invenzioni, delle innovazioni. Allora a cosa serve l'informatica? Soprattutto alle banche. E, in misura molto minore, ad altre grosse aziende (grandi fabbriche, catene di supermercati, compagnie petrolifere ecc).
Ci si aspetterebbe, dunque, che queste aziende assumano informatici, tanti quanti gliene servono, e non sarebbero pochi.

E invece no!
Come no?
No, non li assumono.
Assumere? Che significa? Parola ormai cancellata dai dizionari di italiano da qualche versione a questa parte.

Lo hanno fatto in passato. Ed ora hanno al loro interno già un certo numero di dipendenti. Non necessariamente tutti utili.
Ma ugualmente avrebbero bisogno di un certo numero di lavoratori in più. Un buon numero. Si sono inventate questo sistema che servirebbe, in teoria, per gestire i picchi di lavoro. Li prendono in affitto. Da qui il termine "body rental".

Se questa soluzione fosse applicata in maniera corretta, sarebbe anche buona. La banca X ha bisogno di 20 persone in più, ma solo per qualche mese, e le prende in affitto.
Da chi?
Da aziende che fanno esattamente questo lavoro. Le società di consulenza. Che in teoria dovrebbero avere al loro interno delle persone preparate, da collocare su richiesta dei clienti. Un po' come mandare gli operai sul cantiere.
Bene, se la società di consulenza assumesse le persone che manda "sul cantiere".
Bene, se la società di consulenza garantisse ai suoi lavoratori una copertura lavorativa continua. E se li formasse.
Bene, se questo sistema servisse solo a gestire picchi di lavoro e se il cliente poi assumesse le persone più meritevoli. Sarebbe per il lavoratore un modo di inserirsi poi in un'azienda e rimanerci.

Non avviene nulla di tutto ciò.
Molto spesso la società di consulenza non conosce affatto le persone che manda a lavorare. Il titolare di queste aziende accompagna il candidato a fare un colloquio presso il cliente, presentandolo come un dipendente che da anni è presso la sua azienda e falsificandone il cv (negli annunci o nelle mail di contatto è specificato che il candidato deve presentare all'azienda di consulenza un cv in formato doc. Questo documento verrà modificato, verranno aggiunti anni di esperienza inesistenti presso la società di consulenza).
Non è difficile che il candidato e il titolare della società di consulenza si conoscano davanti alla sede dell'azienda cliente.

Una volta che il candidato, inventandosi quello che il cliente vuole sentirsi dire, passa la selezione, la società di consulenza gli fa un contratto. A progetto. Per l'esatta durata del lavoro presso il cliente. Il rischio che qualcosa vada storto e il lavoro finisca prima se lo becca il lavoratore. E l'azienda di consulenza non rischia nulla, non mette in gioco niente. Spesso non ha una sede fisica, o ha un piccolissimo ufficio per i colloqui. O prende anche quello in affitto.

Se il lavoratore (il consulente) è bravo e fortunato, i contratti gli verranno rinnovati a oltranza. Se lo è ancora di più, potrà essere assunto presso l'azienda di consulenza (più raramente, è il mio caso).
All'azienda cliente va bene così. Non assume mai, nemmeno con contratti precari. Nemmeno quando un consulente lavora presso l'azienda cliente da 15 anni.
Non è che le aziende clienti siano all'oscuro di questi meccanismi. Allora perché si rivolgono alle società di consulenza? Perché non fanno almeno un contratto precario al lavoratore? Perché poi non cercano di assumerlo? Per clientelismo, per amicizia tra chi c'è in un'azienda e chi c'è nell'altra. Magna tu che magno io.

E il consulente, se ha un contratto da precario, può essere pagato meno di quanto previsto dai contratti nazionali, senza ferie, malattia, tredicesima, tfr.
All'interno dell'azienda cliente esisterà sempre la differenza tra dipendenti e consulenti. I dipendenti, quelli che ce l'hanno fatta fino a qualche anno fa, avranno dei contratti migliori, la possibilità di crescere, di fare carriera. I consulenti no. Mai, nemmeno quando verranno dati loro degli incarichi di responsabilità. In molti casi si lavora bene insieme, in altri esiste una discriminazione forte. In alcune aziende hanno diviso la mensa dei dipendenti da quella dei consulenti. In altre dipendenti e consulenti sono divisi anche se lavorano insieme (e devono fare chilometri o telefonarsi continuamente per lavorare insieme).

Tra qualche giorno verrò spostato, come una pedina. Da Firenze a Viareggio. E vorrei tanto che non fosse vero.
Non è che volessi restarci ancora a lungo, ma questo cambio mi fa soffrire molto. Lascio delle persone a cui mi ero affezionato molto e devo tornare in sede, dove non volevo stare. E, visto che poi, dopo la laurea, comincerò a muovermi davvero per andare via dall'Italia, con i miei colleghi di Firenze sarà un addio. Loro questo non lo sanno, ma ho voluto ringraziarli uno per uno per come mi hanno accolto. Gliel'ho scritto "vi ho voluto bene e non vi dimenticherò". E ho pianto.

Questo è quello che voglio lasciare, sperando, cercando con tutte le mie forze di trovare una situazione migliore, un'azienda in cui crescere. Arrivo a questa battaglia con le armi spuntate, non tanto perché la laurea la prenderò dopo i 40 anni (ormai dovrebbe mancare poco), ma perché non mi è stata data finora la possibilità di fare molta esperienza utile. Ho bisogno di riprendermi, di uscire da questo sconforto.
E, come sempre, devo farcela. Non posso permettermi di arrendermi. Non ho mai potuto e non posso adesso.

20 commenti :

  1. Ma dai. Ma e' possibile? Trovo incredibile, ma forse no, e' davvero credibilissimo, nella patria che ha reso famoso il detto "fatta la legge, trovato l'inganno", che una persona che vuole lavorare possa essere sfrutta e, scusami il francesismo, praticamente incollata due volte.
    Capisco sempre di più la tua voglia di andartene...

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    1. E ovviamente non ho riletto il commento, e l'autocorrettore ha colpito ancora... sfruttata e inculata...

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    2. Grazie cara Moky. Le tue parole sono di grande conforto perché la tua incredulità mi fa sperare che davvero, altrove, possa essere diverso

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  2. Nooooo!!!!! Ma come???? :-(((

    Mi spiace..... Ma ho fiducia x un futuro migliore!

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  3. Carissimo Luciano, ho fatto il tuo stesso percorso e posso dirti che cambiare si può, sono stato a br presso grossa società di tlc con 2 hop...beh dopo 4 lunghissimi anni una pa per la quale avevo fatto un concorso 3 anni prima mi ha chiamato (totale 7 anni di lavoro alla caxxo)...alla fine nell'ordine mi ha offerto lavoro la br1 e il cliente finale... mandarli aff... entrambi è una cosa che non ha prezzo e te la auguro davvero...nel frattempo ti consiglio di non fermarti mai...cerca lavoro in ogni dove, avere un'altra offerta e andartene è una cosa che può avere conseguenze inaspettate

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    1. Benvenuto anonimo, e grazie della tua testimonianza. Io ho voluto raccontare come funziona questo mondo a chi non lo conosce. La mia situazione non è delle peggiori, visto che la mia br mi ha assunto a tempo indeterminato, dandomi però sempre incarichi in cui non c'era nulla da imparare.
      Anzi, per spiegare a chi non è del settore cosa vuol dire 2 hop (se ho capito bene cosa intendi): la società di consulenza piccola non ha contatti diretti col cliente, quindi affitta persone alla società grande, che le manda dal cliente presentandole come proprie.
      Io non mi fermo, ora sono a 4 anni come br, e sono ancora in Italia perché sto per laurearmi. Dopo, il giorno dopo la laurea, comincia la mia ricerca di lavoro all'estero.

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  4. La spiegazione degli hop è perfetta...indi per cui si potrebbe definire la br2 come un parassita mensile del tuo stipendio. Bravo, il giorno dopo la laurea scappa...perché tempo indeterminato non è mai così indeterminato con una br. In bocca al lupo

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    1. Grazie Anonimo. Resta sintonizzato. Ne vedrai delle belle prossimamente!

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  5. Il Body Rental esiste anche qui in Ticino (Svizzera) purtroppo. Esportato dai soliti prenditori (senza "im" davanti perche' prendono e basta) italiani che non sanno fare altro che mangiare sulle spalle dei consulenti-risorsa che perdono la propria professionalita' (se mai ne avessero acquisita una). La cosa che non scrivi nel tuo post, o forse mi e' sfuggita, e' la tariffa, assolutamente irrazionale e fuori dal mercato, che il Cliente (poveretto) paga per avere il consulente. Parliamo di 2-3 volte il lordo percepito dal consulente (nel mio caso era 2.25, nel caso di un amico 3). Vuol dire che il Cliente sborsa tra i 160 (per gli scarsi) e i 270mila franchi (per quelli un po' piu' bravini) quando il valore sul mercato di queste professionalita' e' tra i 75-100mila franchi. In italia (dove pure ho lavorato) la situazione e' la stessa. Nel mondo anglosassone non sanno nemmeno cosa sia la consulenza (intesa come body rental, la consulenza vera la conoscono)

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    1. Grazie antimac, stai offrendo un'informazione in più. Io le tariffe non le ho scritte perché non le conosco nemmeno, non ho mai saputo quanto sborsa un cliente,spesso a noi comuni mortali non è dato sapere.
      Se pagano 2/3 volte tanto, non mi sorprendo, ma se lo meritano anche, visto che fanno l'impossibile per non assumere. E sanno benissimo quanto pagherebbero assumendo perché al loro interno hanno anche dei dipendenti.

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    2. ma tu lo sai che un dipendente costa MENO che un consulente? E nonostante questo, prendere un consulente conviene! Perché? Perché lo puoi mandare via. Se lo meritano.... ma se lo meritano cosa? Il lavoro si basa su un mercato, la legge della domanda e dell'offerta, e sulla politica. Non esistono meriti, buoni e cattivi, etica, morale......tu sei incazzato, ed é comprensibile, ma devi adeguarti al mercato

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  6. beh io lavoro in Francia, ed é uguale. Cos'é che hanno in comune Italia e Francia?! La legge del lavoro, che é ancora all'antica, cioé fatta per il posto fisso. Le aziende non assumono perché hanno paura di non potersi sbarazzare di te in caso ne sentano il bisogno (es. crisi, carico di lavoro in discesa...). In UK la gente puo' essere assunta e licenziata senza grandi problemi, ecco perché da loro questo fenomeno non esiste. Scegliamo, io sono per potere licenziare la gente come in UK, altri sono per il "posto fisso". Ma non si puo' piu' pretendere di avere il posto fisso e fare carriera, e non cadere in questi meccanismi di moderno caporalato. Il problema é politico

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    1. Nemmeno io sono per il posto fisso. Non credo che sia una cosa utile fare affidamento su un lavoro come se dovesse essere lo stesso per tutta la vita, nemmeno se si tratta di un tempo indeterminato.
      Ma non credo che si risolverebbe tutto semplicemente dando la possibilità di licenziare liberamente, possibilità che in tante situazioni esiste comunque.
      Il problema è di mentalità. L'italiano medio considera qualcosa di cui vantarsi essere capace di fregare il prossimo. Quando è imprenditore, tratta i suoi dipendenti come limoni da spremere, non come risorse. Stipendi da fame e trattamento da zerbino. Non è questo il trattamento riservato al dipendente di altri paesi, dove l'imprenditore considera la sua azienda un bene da far durare nel tempo, i dipendenti come collaboratori, alleati. All'estero, anche se c'è la possibilità di licenziare, i posti di lavoro sono abbastanza stabili perché si tende a dar valore a chi merita.

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    2. "L'italiano medio considera qualcosa di cui vantarsi essere capace di fregare il prossimo": questa é una grande sparata, credi che i non italiani siano più onesti? Come al solito, il problema é nella politica e nel mercato: "un uomo é onesto solo in una casa vuota", "l'occasione fa l'uomo ladro", ecc. Il problema non é che gli imprenditori italiani sono cattivi, e magari i non italiani sono buoni, ma é nel mercato, se qualcuno puo' lucrare, lo farà sia in Italia che nel resto del mondo (o siamo forse razzisti?).

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  7. Quello che hai scritto è tutto vero. La cosa più importante per un informatico per la propria formazione è rifiutare categoricamente tali offerte di lavoro, sono tutte fregature, non si lavora mai in B.R. Le offerte lavorative normali si trovano (sono rare ci vuole tempo ma esistono), inoltre se hai la partita iva trovi anche prima. Meglio rischiare in prima persona fare anche sacrifici ma prendere tanti soldi piuttosto che vedere il bodyrentellaro lucrare sul tuo lavoro e fare la bella vita al posto tuo. Una delle "trappole" su cui cadono molti consulenti è pensare che in futuro arrivi un'offerta "diretta", è molto raro che arrivi (e anche economicamente svantaggioso sia per l'agenzia sia per l'azienda cliente)...contare sull'offerta diretta è da pazzi. Meglio mettersi a lavorare in proprio con clienti diretti senza intermediari, si fa molta più strada si guadagna di più e non ci si rovina il fegato.

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    1. Nessun consulente si aspetta mai un'offerta diretta. Se accetta di fare il consulente è perché il tempo di trovare da qualche parte un lavoro "vero' non può aspettarlo. Intanto fa questo e si guarda intorno e quando può va via

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  8. lavoratori... prrrrrrrrrrrrrr. Italiani fessi

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  9. Quello che hai scritto descrive in maniera molto precisa la vita/lavoro del consulente informatico. Putroppo la maggior parte delle offerte di lavoro in italia sono in mano a questi sfruttatori ed e' decisamente raro riuscire a trovare qualche annuncio "diretto". I consulenti vengono abbandonati a loro stessi, non fanno quasi mai corsi di formazione su nuove tecnologie, si lavora quasi sempre su vecchissimi progetti e quindi una reale crescita non c'e' mai a meno che non si consideri lo studio personale quando si torna a casa, quando non ti danno in pasto a societa' di consulenza piu' grandi che ti fanno fare ore ed ore di straordinari. Da 6 mesi me ne sono andato dall'Italia ed ho iniziato a lavorare in Irlanda per una piccola azienda e tale lavoro me lo ha procurato una societa' di recruiting che a differenza di quelle italiane non prende parte del mio stipendio! Purtroppo se si vuole restare in Italia bisogna scendere a troppi compromessi e soprattutto vedere tante figure lavorative completamente inutili che guadagnano un sacco e molto spesso fanno ben poco.

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    1. Verissimo, purtroppo.
      Devo dire che, almeno, non mi è mai toccato di essere sub-sub affittato e che la mia azienda ci ha guadagnato probabilmente il giusto, lavorando e offrendomi una copertura ininterrotta anche tra un progetto e l'altro.
      Anche io sto per andare all'estero, ho trovato un'opportunità che mi permette di uscire dal mercato delle consulenze, in un posto che mi piace molto. Se segui i post più recenti scoprirai dove...

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