giovedì 3 agosto 2017

Il dado è tratto


Devo confessarlo. In 18 anni ho cambiato idea tante, troppe volte. E ho anche pagato questa indecisione molto cara.
Scegliere un posto a tavolino è molto difficile e la possibilità di visitarne tanti non ce l'ho, figurarsi quella di andarci a stare per un periodo. Se poi consideriamo che la mia ricerca è cominciata molto prima che io avessi internet a disposizione, quindi molto più difficile, forse si capisce meglio come si possa cambiare tante volte destinazione.
L'ultima destinazione a cui avevo pensato prima di trasferirmi a Lucca e poi puntare agli USA era effettivamente un'ottima scelta per tanti motivi.
Ci sono stato d'inverno e l'ho trovata meravigliosa. Mare splendido, clima bello anche a Gennaio, trasporti che funzionano benissimo, pulizia quasi impeccabile per le strade, gente educata e gentilissima. Ne ho avuto un'impressione ottima.
Ci sono ritornato d'estate e non sarei più andato via. Ricca d'arte e allo stesso tempo moderna, ottima cucina, viva come vorrei io.

Questo paradiso si chiama Valencia.






Terza città della Spagna, dopo Madrid e Barcellona, con 800.000 abitanti, affacciata sul mediterraneo, alla latitudine della Calabria, Valencia gode di un clima mite tutto l'anno, non troppo freddo d'inverno e simile a quello italiano l'estate, non più caldo.
Se volessi descrivere tutti gli aspetti che mi hanno fatto innamorare di questa città il post sarebbe lunghissimo. Ce ne vorranno tanti, e ce ne saranno tanti, per parlarne più in dettaglio.
Ci sono stato la prima volta quando vivevo tra Sondrio e Cuneo e mi è piaciuta subito. Al momento di cercare lavoro ho voluto tentare subito lì.

Ma, ahimè, il punto dolente di un Paese meraviglioso come la Spagna è proprio il lavoro.
La Spagna, in generale, non è il posto dove fare carriera. Con le dovute eccezioni. La disoccupazione è più alta di quella italiana, gli stipendi sono inferiori, anche se il costo della vita è più basso.
Come dicevo l'altro giorno, se a qualcosa ci tengo, ci provo sempre. E anche allora l'ho fatto. E non ci sono riuscito.
Era il 2011, la crisi economica che ha colpito tutto il mondo si è fatta sentire in Spagna in modo particolarmente duro. La Comunità Valenciana è stata una delle regioni più bastonate dal crack spagnolo. Un periodo davvero duro. I politici promettevano di tirarci fuori tutti in pochi mesi e invece ancora per anni le cose sono andate davvero male.

Trovare lavoro a distanza, senza essere già sul posto, è difficile, non avevo ancora esperienza e nemmeno la laurea. Ma ci ho provato. Ho mandato tutte le candidature possibili, nessuna risposta. Non avevo tempo per tentare continuamente, dovevo trovare lavoro prima che il sussidio di disoccupazione finisse. E l'ho trovato, intanto in Toscana. Valencia è andata in soffitta, mi ero rassegnato a non poterla raggiungere. Anche quando ho ritentato l'espatrio, non l'ho considerata possibile per un bel pezzo.
Ci è voluta la rinuncia agli USA per farmi decidere. In fondo, mi sono detto, in confronto alle difficoltà che comporterebbe un trasferimento in America (permessi lavorativi, lingua, ecc), in Spagna sarebbe una passeggiata. Nessun problema coi permessi di lavoro, nessun problema con la lingua, perfino la stessa moneta, mi chiedo davvero se andare a Valencia si può considerare a tutti gli effetti un espatrio. Vedremo.

E così ho deciso di riprovarci. Le condizioni di base restano le stesse: la Spagna non offre, in generale, opportunità lavorative migliori dell'Italia, gli stipendi solitamente sono più bassi e così il costo della vita. Valencia, poi, non ha tante aziende di informatica come Barcellona, che al contrario, avrebbe avuto tantissimo da offrire. Ma no, niente da fare. A Barcellona non ci sono ancora mai stato, ma mi attirava meno l'idea di vivere in una città troppo grande per me, meno calda e con una lingua diversa dallo spagnolo. Sarà sicuramente un posto che voglio frequentare, tanto, dove ho anche delle persone care, ma non era quello a cui pensavo per viverci.
Quello che cambia e che ora ho qualche anno di esperienza lavorativa e una laurea conquistata con un ottimo voto e tanto sacrificio.

Ho cercato lavoro tramite tutti i canali conosciuti, per mesi. LinkedIn primo fra tutti, e tutti i siti di ricerca lavoro del settore. E poi, un giorno, un'azienda che conosco, una multinazionale che ha sede anche a Firenze, pubblica un po' di offerte per ampliare l'organico in diverse sedi della Spagna, compresa Valencia. Non aspetto un minuto, ci provo subito, sono il primo a candidarmi.
E mi chiamano, mi fanno dei colloqui per telefono. La responsabile delle risorse umane rimane conquistata dalla mia storia lavorativa, dal fatto che ho fatto il liutaio e poi l'università mentre lavoravo.
E mi accettano. Con condizioni, anche economiche, un pochino migliori di quelle che ho ora qui. Comincerò a lavorare a settembre. Ancora non ci credo.
Intanto mi mandano il contratto preliminare, l'azienda stessa mi fissa un appuntamento per il NIE.
Il NIE (Numero de Identificaciòn del Extranjero) è il corrispondente spagnolo del nostro codice fiscale, che viene attribuito agli stranieri (per ora ho capito così). Per i cittadini dell'Unione Europea non c'è bisogno di un permesso di soggiorno, ma è sufficiente fare questo documento.
Mi hanno indicato quali documenti dovrò portare con me e ci sarà una persona dell'azienda ad aspettarmi davanti agli uffici per accompagnarmi in queste pratiche. Già questo trattamento per me è una novità molto positiva.

Il NIE dovrò farlo a Barcellona, dove si trova la sede principale del ramo spagnolo dell'azienda, poi andrò a Valencia per cercare casa e dopo qualche giorno inizierò a lavorare. Manca davvero poco.

6 commenti :

  1. Wow!!!! Grande novita'!!!
    Immaginavo che tutto questo tempo in silenzio non significava certo che ti eri fermato!
    Complimenti complimenti complimenti!!!!
    Manca poco!!!
    E la famiglia quando ti raggiunge?

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    1. Eh, per quello ci vorrà un po'. Non sarà immediato né facile.

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  2. Su su su, io sono con te.
    In bocca al lupo!!!

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